Delhi India

India, Golden triangle in solitaria

PRIMA VOLTA IN INDIA

Le prime luci dell’alba colorano le colline intorno a Delhi, mentre la città si risveglia lentamente, tra il rumore di clacson e l’umidità di una calda giornata di inizio luglio sulle strade dell’India. Autobus, taxi, macchine e animali di ogni tipo affollano le strade afose di Delhi, dove il caos è il fulcro della routine quotidiana; per molte persone questo è un equilibrio impercettibile, sottile, talvolta schietto, e assolutamente funzionale nella vita di tutti i giorni in questa parte del mondo.

Per chi non è mai stato da queste parti, il primo impatto con il continente indiano potrebbe essere scioccante; ritrovarsi all’interno di un puzzle dove milioni di pezzi si muovono in maniera disordinata e ordinata allo stesso tempo, è una sensazione quasi surreale, ai limiti dell’immaginazione. Eppure, essere parte di questo contorto meccanismo è uno degli esercizi più importante per un viaggiatore: dimenticare tutto ciò che si conosce ed entrare in contatto in maniera diretta con l’ecosistema circostante.

Delhi streets India
Le caotiche strade di Delhi
tuk tuk india
Un tuk tuker fermo, in attesa del prossimo cliente.

Raggiungo l’ostello situato nella parte sud della capitale, nel quartiere di Hauz Khas; un’atmosfera vivace e allegra, in cui incontro altri viaggiatori ai quali chiedo consigli su ciò che vale la pena visitare in città.  Il tempo di ordinare un americano “to go” prima di dare inizio al tour del golden triangle, un viaggio nel cuore sacro dell’India.  Il caldo afoso di Luglio è un freno per i milioni di turisti che solitamente affollano le strade di Delhi ma, per chi come me, piace viaggiare anche fuori stagione, è una soluzione accettabile per immergersi nella cultura e tradizioni locali senza rischiare di cadere in stereotipi turistici da quattro soldi.

IN GIRO PER DELHI

Mi dirigo verso la città vecchia, un tuffo nell’India vera e cruda, in cui i piccoli negozietti di spezie e alimentari si incrociano con le tante anime vaganti che affollano le piccole stradine del centro. Negozianti e mendicanti vari si avvicinano in continuazione per vendermi qualcosa o semplicemente chiedere qualche spiccio, e mentre mi addentro nelle viscere della città vecchia, avverto la netta sensazione di muovermi all’interno di un girone dantesco dell’inferno.

Old Delhi
L’interno della favelas nella città vecchia di Delhi.
Lotus Temple
Il Lotus temple, una delle principali attrazioni moderne di Delhi.

Un giovane ragazzo si offre per farmi da guida e mostrarmi gli angoli più nascosti di questo mondo sommerso e mi trascina dentro le sue viscere, nei palazzi abbandonati, nei luoghi in cui puoi davvero renderti conto di quanto la vita possa essere davvero dura e tormentata. E mentre mi fa strada all’interno di un edificio buio e desolato, raggiungiamo il terrazzo dal quale scorgo quella che deve essere una vera e propria favelas indiana: c’è chi sonnecchia all’ombra di un lenzuolo messo ad asciugare, chi lava i piatti in strada e chi fa affidamento su un Dio lontano da qui. Uno scenario molto toccante dal punto di vista emotivo che richiede una riflessione sulla differenza del mondo in cui viviamo.

Viaggiare da soli richiede molta attenzione: bisogna imparare a leggere bene le situazioni, a capire chi può realmente offrirci aiuto e chi invece potrebbe rivelarsi tutt’altro. Ma aprirsi al mondo è fondamentale per vivere momenti unici e guardare le cose da una prospettiva più profonda, senza fermarsi soltanto alle prime apparenze.

La città di Delhi in India
La vista dall’alto su quella che può essere definita una favelas indiana.

Ritorno in strada, fotografando qua e là i segni che il tempo ha scalfito sui volti delle persone; lo street food è ovunque, tra odori speziati e pesanti; Resisto alla fame ma non posso fare a meno di bere per mantenermi idratato, resistendo all’umidità che mi asporta liquidi in continuazione.

Il pomeriggio trascorre in maniera più tranquilla, con una visita al red fort, il più grande monumento della vecchia Delhi, prima di dirigermi verso la porta d’India e concludere la mia prima giornata nel mondo parallelo del subcontinente. 

Operai a lavoro al Red Fort di Delhi, in condizioni pressoché precarie.

da delhi ad Agra

Tre ore in auto e un traffico da paura per raggiungere Agra, la città del Taj Mahal. La folla riempie le stradine sterrate ai lati dell’arteria principale della città, mentre le bancarelle sono un esplosione di colori con i tantissimi sacchetti colorati contenenti spezie e alimentari vari. Le mucche, animali sacri per la religione Indu, pascolano libere in città, bloccando il traffico o frugando tra i rifiuti; cosi come le scimmie, talvolta anche aggressive, pronte a tutto per un boccone in più.

Agra India
Sulla strada per il Taj Mahal, Agra
Agra
Due donne si rilassano all’ombra all’interno del fort di Agra

Tra tutta la confusione, scorgo un segnale che indica la distanza dal luogo sacro del Taj Mahal: 500 metri. Qui incontro Deepu, una guida locale esperta del luogo e dei suoi tanti segreti. Il consiglio è sempre quello di affidarsi alle persone del posto, fonte preziosissima di informazioni e raccomandazioni. Deepu mi introduce al sito sacro, e la prima vista del Taj Mahal dal vivo mi lascia indubbiamente senza fiato. 

Questo capolavoro architettonico, perfettamente simmetrico sotto ogni punto di vista, è una delle sette meraviglie del mondo. Costruito con marmi pregiati e pietre preziose provenienti dall’Afghanistan, dalla Turchia e dallo Yemen, il Taj Mahal,  è il luogo religioso per i musulmani, ma rappresenta anche un luogo iconico per milioni di indù che ogni giorno visitano questa terra. Un simbolo di unione e rispetto per le diverse religioni e culture. Migliaia di persone posano per scattare foto mentre l’umidità raggiunge il 70%, il che significa che la stagione dei monsoni si avvicina nell’India centrale.

Il Taj Mahal si trova in India
Il Taj Mahal in tutta la sua maestosità.

Oltre al sito sacro del Taj Mahal, ad Agra si può anche visitare un altro red fort, dove silenzio e tranquillità sembrano trasportarvi in un’altra dimensione lontano dalla folla e dal caos. Furono necessari quasi cento anni per la sua costruzione e dal 1983 è stato dichiarato patrimonio dell’umanità da parte dell’Unesco.  

Dal punto di vista culinario, il pollo tandoori è un must da queste parti, servito con riso in bianco e patate al burro. E devo ammettere che è davvero molto buono. Non fatevelo scappare!!

verso jaipur, in rajasthan

Jaipur, India
La vista della città di Jaipur dall’alto
Scimmie Jaipur
Una delle tante scimmie che si incontrano per le strade di Jaipur

L’ultima tappa di questa India in quattro giorni è Jaipur. Dopo altre tre ore di macchina raggiungo la città capitale dello stato del Rajasthan, proseguendo verso la chiusura del golden triangle. Jaipur, nota anche come la San Pietroburgo d’India, è un altro centro importante dal forte impatto storico e architettonico. Camminare per le strade del centro, tra bazar e ristoranti, sembra quasi di essere in Italia. Infatti, molti negozianti conoscono l’italiano per via degli scambi commerciali con il nostro paese, quindi è molto facile riuscire a intrattenere una conversazione e parlare delle loro avventure nel belpaese.  

Tra un “ciao” e “arrivederci” quasi fossimo a Roma, mi ritrovo su una delle arterie principali della città dove svetta l’Hawa Mahal, comunemente noto come palazzo del vento; un capolavoro artistico del 1800 che si affaccia sul caotico centro cittadino. Difficile da fotografare per via della prospettiva troppo schiacciata, ma resta sicuramente un capolavoro da vedere e visitare.

Street art nel centro di Jaipur
Nei dintorni del Monkey Temple

Superata la sbornia del centro di Jaipur, tra bellezze artistiche e caos come da tradizione indiana, decido di spostarmi un po’ fuori città. Mi è stato detto infatti un tempio abitato soltanto dalle scimmie, il famoso monkey temple. Cosi decido di avventurarmi nei sobborghi di Jaipur, su una collinetta dalla quale si può ammirare tutta la città. Ed effettivamente, sin dall’arrivo, vengo accerchiato da decine di scimmie che a quanto pare, sono i veri residenti della zona.

Monkey temple Jaipur
Ordinary life nei pressi del monkey temple a Jaipur, nel Rajasthan

Il monkey temple è un luogo tranquillo, lontano dal caos cittadino, dove è possibile ascoltare canti e preghiere proveniente dalle case stanziate lungo le stradine. Molte di esse, con l’ingresso bello in vista per permettere ai visitatori di entrare ed assistere ai rituali indù. Non mi faccio pregare due volte ed entro in un paio di queste abitazioni. Nella penombra, si intravede un grande libro aperto sul quale un Sadhu (un uomo che ha abbandonato ogni bene terreno per dedicarsi completamente all’induismo) sta leggendo cantiche religiose e preghiere. Osservo in assoluto silenzio questo momento sacro, sentendomi un privilegiato a trovarmi in quel luogo, in quel preciso momento, a tu per tu con un momento cosi unico.

A pochi metri dal primo incontro, una seconda porta aperta, stessa scena. Un uomo dalla barba bianca,  mi invita ad entrare e prendere parte alle sue preghiere. Nel massimo del rispetto, chiedo di poter scattare una foto, ricevendo in cambio un segno di approvazione. E ad oggi, è una delle foto che più mi piacciono, perché incarna esattamente quel momento e quell’uomo perso nella sua meditazione.

Sadhu Jaipur India
Un Sadhu nei pressi del Monkey temple.
Sadhu portrait photography
Il primo piano del Sadhu che mi ha invitato ad entrare nella sua abitazione.

Guarda l’intera gallery del viaggio in India

L’ULTIMA TAPPA DEL VIAGGIO IN INDIA

Scene di vita e di una quotidianità davvero senza tempo, in cui perdersi nel piacere della scoperta e della conoscenza di nuove culture e tradizioni. E l’india è un paese ricchissimo da questo punto di vista, nel quale immergersi per rinnovare anima e mente.

Ci vuole tuttavia una buona capacità di adattamento e spirito avventuroso per resistere al forte impatto con il subcontinente indiano. Ma ne sarete sicuramente ben ripagati e al ritorno sarete sicuramente un po’ cambiati.

Heritage Village Jaipur
Lo spettacolo dei mangiafuoco riscalda la serata all’heritage village di Jaipur
Ballerina indiana
Una ballerina dagli abiti coloratissimi, tipico del folklore indiano.

Prima del ritorno a Delhi e concludere il mio tour nel golden triangle indiano, c’è tempo per l’ultima tappa serale: l’heritage village di Jaipur. Un luogo folkloristico dove passare una serata tra balli, spettacoli mangiafuoco, indovini e incantatori di serpenti. Un altro tuffo nelle tradizioni indiane dove rilassarsi al fresco delle sere d’estate.

Il giorno seguente riprendo la strada per Delhi, direzione aeroporto. Dopo ulteriori tre ore di macchina nel rispetto di un vero triangolo isoscele e delle medesime distanze tra tutte le città, concludo il mio viaggio in solitaria in questo paese fantastico. Quattro giorni intensi, vissuti tutti d’un fiato nel pieno della vita locale indiana. Il golden triangle è sicuramente un ottimo modo per approciare questo paese infinito ed creare le basi per il prossimo ritorno.

heritage village Jaipur
Luci accese prima dell’inizio della serata all’heritage village di Jaipur.

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