Madonie Woodvivors

Woodvivors, l’Italia a passo di mulo

SICILIA, AGOSTO 2020

Woodvivors

Colori d’estate inebriano le colline del parco delle Madonie nel cuore della terra siciliana. Il grano per l’inverno è stato raccolto da tempo e Agosto, per la cultura contadina, rappresenta un periodo di pausa dai campi, lontano dai luoghi bruciati dal sole e al riparo sulle alture in cerca di aria fresca.

A differenza della zona costiera della Sicilia presa da assalto da migliaia di turisti nonostante i rischi di questa estate 2020 caratterizzata dall’emergenza Covid, l’entroterra segue un ritmo differente, lento, lontano dagli assembramenti e dai rischi della pandemia globale. Cosi, nelle tre settimane più calde dell’anno, ho preso parte al progetto Woodvivors, una spedizione a passo di mulo, che ha l’obiettivo di raccontare l’Italia che rischia di scomparire, quella degli antichi mestieri e delle antiche tradizioni contadine; un progetto ambizioso partito proprio dalla Sicilia e che terminerà il prossimo anno in Piemonte, con l’intento di raccontare il nostro paese, viaggiando nel tempo.

Un incontro con un pastore locale alle pendici del parco dell’Etna

FRANCESCO LANZINO, L’IDEATORE DI WOODVIVORS

Francesco Lanzino, 26 anni, è l’anello di congiunzione tra presente e passato, è lui l’ideatore di Woodvivors e uno degli ultimi mulattieri presenti in Sicilia. La sua idea di percorrere tutta Italia a passo di mulo nasce dal desiderio di rimanere ancorato alla parte più autentica della nostra storia contadina, raccogliendo testimonianze tra chi ha condotto una vita semplice ma piena di sacrifici e limitazioni. Presente e passato quindi si intrecciano in un waltzer ricco di emozioni, dove da un lato troviamo la sfida di Francesco e il suo senso di responsabilità nel raccogliere il testimone per portare avanti i racconti e le esperienze di chi ci ha preceduto e, dall’altro lato, i veri protagonisti di questo viaggio, coloro che hanno dedicato la vita alla passione per la propria terra, senza mai abbandonarla, godendone dei suoi frutti e sopravvivendo a guerre e crisi economiche. «Qui non ci manca niente, ci mancano solo i soldi» è la frase ricorrente che si sente lungo il cammino tra tanta ironia, quasi a sottolineare una forza di volontà e dedizione al lavoro che spinge il motore ad andare avanti nonostante mille difficoltà.

Woodvivors Sicilia
Francesco Lanzino, l’ideatore di Woodvivors

Cosi il viaggio ha inizio, un percorso da Palermo a Taormina tra sentieri montani e antiche stradine di campagna, alla ricerca dei woodvivors, gli ultimi uomini appartenenti ad un mondo che sta scomparendo.

Nel cuore della terra Siciliana, a Scillato, in provincia di Palermo, incontriamo Pino, un pastore locale da quattro generazioni. Silenzioso e schivo, porta avanti il suo lavoro sin da quando era bambino. Ogni giorno la stessa routine, con la mungitura a mano delle capre e delle mucche.

«La mungitura delle capre è un lavoro che va fatto quotidianamente, con gli stessi ritmi, per evitare di ridurre la produzione di latte da parte degli animali. Anche durante il lockdown, ogni giorno ero qui per la mungitura».

Con il latte prodotto, Pino manda avanti l’attività di famiglia insieme alla moglie, con la quale gestisce il piccolo caseificio all’interno del paese.

Woodvivors Sicilia
Pino, un pastore di Scillato. Silenzioso e schivo, porta avanti il suo lavoro sin da quando era bambino.
Latte della Madonie
Per Pino, la mungitura giornaliera produce in media circa 60 litri di latte di capra totali, utilizzato principalmente per ricotta e formaggi freschi.

Nonostante la passione e l’orgoglio per il proprio lavoro però, Pino deve fare i conti con il prezzo del latte, sempre più dettato dalle grandi industrie e catene di distribuzione.

«Oggi, un litro di latte viene venduto a 0.35 centesimi, mentre il mangime costa 0.40 centesimi al chilo. Produrre latte per i piccoli allevatori non conviene quasi più, data la mole di lavoro che ne comporta e i costi ad esso associati; infatti a volte è preferibile lasciare allattare i vitellini per la produzione di carne. » I piccoli produttori siciliani quindi si sentono sempre più schiacciati dal ruolo dei forti player di mercato e dai grandi allevamenti intensivi, che ne dettano prezzi e condizioni, a scapito della qualità e della sostenibilità ambientale.

Capre Sicilia
Negli allevamenti dei piccoli produttori delle Madonie, le capre pascolano libere sulle verdi colline, garantendo un alta qualità alla produzione di latte
Parco delle Madonie
La mungitura delle mucche

VIAGGIARE A PASSO DI MULO

Madonie Woodvivors
Il passaggio nel parco delle Madonie in Sicilia

Viaggiare a passo di mulo lungo le antiche “Trazzere” siciliane è davvero come ritrovarsi in un’epoca lontana, in un universo parallelo. La pandemia globale qui è un fenomeno puramente mediatico, appartenente al mondo moderno e globalizzato.

«Muoversi con due mule è un modo per entrare in contatto con chi vive in queste zone remote. E’ un modo per parlare la stessa lingua e connettersi con i piccoli pastori e produttori locali. I muli infatti, venivano utilizzati nei campi e nel trasporto di materiali. Oggi, questo animale genera curiosità e nel cuore dei più anziani, nostalgia e ricordi di infanzia. E con questo proposito, le persone tendono ad aprirsi maggiormente e a raccontare la loro storia in modo naturare e amichevole», afferma Francesco. Il mulo quindi come veicolo di comunicazione e punto di incontro generazionale tra passato e presente.

Madonie Woodvivors
Un tipico «passo» di una trazzera siciliana, un’antica strada di campagna. All’interno, gli animali sono liberi di muoversi e pascolare sulle colline del parco delle Madonie
Parco dei Nebrodi
Dal parco della Madonie si prosegue verso est, nel parco dei Nebrodi, per raggiungere i paese di Capizzi

nel cuore dei nebrodi

Woodvivors
A casa di Giacomo Mancuso, un’istituzione nelle tradizioni contadine Siciliane

Proseguendo verso Est, ci fermiamo a Capizzi, in compagnia di Giacomo Mancuso-Fuoco, una vera istituzione da queste parti. Nella sua terra coltiva pomodori, peperoni e altri ortaggi di stagione, oltre ad un numero ristretto di animali trattati con cura e dedizione. Giacomo inizia così a raccontarci l’evoluzione della cultura contadina in Sicilia e delle differenze tra presente e passato: «fino a cinquantasessant’anni fa, chi possedeva la terra, stava bene e dava lavoro a tante famiglie; Ci si accordava sui volumi del raccolto e venivano divisi tra il proprietario delle terre e gli operai. Certo, alcune volte questi accordi venivano disattesi da parte del latifondista, dando il via a ripercussioni e violenze». Continua: «Si stava bene perché la qualità del cibo e del raccolto seguiva il flusso naturale delle stagioni, senza forzature o produzioni intensive. Ma dall’altro lato, chi non possedeva terreni, soffriva la fame ed era costretto al brigantaggio per sfamare la propria famiglia».

Woodvivors
Giacomo Mancuso ci apre le porte della sua piccola fattoria familiare.
Woodvivors Sicilia
Giacomo e Francesco all’interno di quello che può essere definito, in gergo moderno, il laboratorio di lavoro.

Oltre al campo e alla produzione propria di animali, Giacomo è un attento conoscitore del mondo equino e dei suoi derivati. Infatti, nutre sin dall’infanzia la passione per cavalli e muli e, nella regione orientale dell’isola, sono in molti a recarsi da lui per consigli pratici e suggerimenti sulla gestione di questi animali. Mastri sellai e selle di qualità non se ne trovano più in giro e, don Giacomo, non si tira mai indietro nell’aiutare chi tenta l’approccio in questo mondo e a dispensare consigli su chi ha poca conoscenza in materia e ha voglia di cimentarsi in questa nuova avventura, per lavoro o semplicemente per hobby.

Woodvivors Sicilia
Giacomo e il fratello Nico nel vecchio magazzino; Tutto qui profuma di storia e di antiche tradizioni contadine

a troina, nella fattoria trovato-salinaro

La famiglia Trovato Salinaro in contrada Lavanche, in una fattoria non lontano da Troina, in provincia di Enna

Non lontano da Capizzi, la famiglia Trovato Salinaro gestisce un allevamento alle porte di Troina, nel cuore della provincia di Enna.

Allevatori da generazioni, i fratelli Franco e Mico mandano avanti l’attività dell’azienda di famiglia, supportati dal prezioso aiuto delle moglie e dei figli.

La produzione riguarda soprattutto l’allevamento di bovini, ovini e suini, destinati al mercato locale e alle piccole macellerie del paese.

Anche qui, il ritmo di lavoro segue il naturale flusso degli eventi, secondo una ciclicità stagionale che premia la qualità del prodotto finito senza l’ausilio di mangimi industriali o produzioni intensive.

Woodvivors Nebrodi
Decine di campanacci appesi all’interno del magazzino della fattoria Trovato Salinaro
Troina
Preparazioni per la cena

All’interno del magazzino della fattoria, Franco ci racconta l’andamento dell’attività degli ultimi anni, tra lotte burocratiche e la crisi economica causata dalla tubercolosi e brucellosi bovinaovi-caprina scoppiata nel 2019: «Ogni anno siamo costretti ad abbattere decine e decine di animali per contrastare la diffusione della brucellosi. Ciò comporta un costo notevole per noi piccoli produttori, che rischiamo di chiudere l’attività per le difficoltà nel proseguire gli investimenti. I campanacci qui in magazzino sono solo una parte del numero degli animali abbattuti nel 2019» afferma Franco.

Purtroppo, da quando l’Unione Europea nel 2006 ha predisposto campagne di vaccinazioni sugli animali sani per evitare il diffondersi della malattia, gli allevatori siciliani non hanno mai ricevuto della Regione disposizioni o lineeguida da seguire per contrastare questa crisi che sta mettendo a dura prova la tenuta dei piccoli allevatori nella regione orientale siciliana.

Woodvivors
Silvio, 31 anni, figlio di Franco, ci porta a fare un giro tra i campi a bordo della sua Land Rover.

Silvio, 31 anni, figlio di Franco, ci porta a fare un giro tra i campi a bordo della sua Land Rover.

Nella distese immense dei campi siciliani, gli ovini pascolano liberi tutto il giorno; vengono liberati dal recinto all’interno della fattoria al mattino e fatti rientrare quando il sole è ormai tramontato dietro le colline. «Lavorare in campagna non è semplice, ma non riesco a immaginarmi in un altro posto lontano da qui. Questa è casa mia!» afferma Silvio con orgoglio.

«E’ un lavoro duro, perché bisogna prendersi cura degli animali e non fargli mancare niente. E non importa se è Natale o Capodanno, il tuo impegno deve essere costante tutti i giorni. Oltre ad essere un lavoro, è una vera e propria passione, che ti spinge ad andare avanti nonostante le tante difficoltà e impegni». Silvio rappresenta sicuramente quel ricambio generazionale necessario per dare continuità all’attività avviata dalle generazioni precedenti, per non perdere le antiche tradizioni contadine e continuare a portare avanti un lavoro fondamentale per questa terra.

Troina pecore
Il rientro del gregge nel recinto, al tramonto
Woodvivors
La fine della giornata di lavoro all’interno della fattoria Trovato-Salinaro, alle porte di Troina
Sicilia Estate
I campi in contrada Lavanche dove vengono allevati gli animali della famiglia Trovato Salinaro

il mancato ricambio generazionale

Il ricambio generazionale è un problema che riguarda tutto il meridione. La Sicilia, come molte regioni del sud infatti, deve far fronte allo spopolamento di molte aree, e sono in tanti, tra i 18 e i 34 anni a lasciare la propria terra per recarsi al nord o ancor di più all’estero. Nel periodo più intenso di questa migrazione che va dal 2002 al 2017, circa 44mila giovani siciliani hanno lasciato il proprio paese . E purtroppo, questo fenomeno va scapito di quelle tradizioni e lavori che finiranno di esistere nel corso dei prossimi anni, lasciando spazio al silenzio e ai tanti annunci di vendita posti sulle porte delle abitazioni.

Giuseppe-Bellitto-San-Fratello
Giuseppe Bellitto, al lavoro nel suo laboratorio.

E’ dello stesso avviso Giuseppe Bellitto, carabiniere e mastro forgiatore dei famosi coltelli di San Fratello, in provincia di Messina.

Il suo piccolo laboratorio profuma di storia, con tutti gli attrezzi ben sistemati e l’incudine per battere la lama incandescente posta all’ingresso:

«Ho ereditato questa passione da mio padre e negli anni ho cercato di ampliare le mie conoscenze e tecniche di lavorazione per portare avanti la tradizione del coltello sanfratellano. Tuttora è uno strumento indispensabili per i pastori locali, utilizzato ad ogni uso, e per questo deve essere forgiato con materiale di qualità e ben resistente.»

Il lavoro e la passione di Giuseppe si misurano nel tono della sua voce e nella dedizione con cui dà vita ad un oggetto cosi prezioso. Un coltello sanfratellano infatti è richiesto in tutto il mondo ed è contraddistinto dalla lama a forma di foglia di ulivo e il manico in corno.

Giuseppe Bellitto
La lama viene lavorata completamente a mano e forgiata in un forno che raggiunge i 1000 gradi.
Coltelli san fratello
Il tipico coltello “sanfratellano”

Purtroppo però, nonostante il coltello Sanfratellano sia molto richiesto, la sua tradizione centenaria è destinata a scomparire: all’interno del paese stesso infatti, sono pochissimi coloro capaci ancora di realizzarlo, ma ancor peggiore è il fatto che sono pochi i giovani rimasti a continuare questa antica tradizione.

Ma quella dei coltelli sanfratellano non è l’unica arte in via di estinzione. A Randazzo infatti, alle pendici dell’Etna, il maestro Giacomo Iachipino, 86 anni, tiene ancora viva la tradizione e la lavorazione delle pentole in rame. Il suo laboratorio è un museo pieno di reperti storici, che raccontano la sua vita e la sua storia passata in un paesino alle porte del parco dell’Etna. Sono in tanti ancora in paese e dintroni a rivolgersi a lui per acquistare le tipiche pentole spesso utilizzate per produzione della salsa di pomodoro, oltre ad ogni accessorio destinato all’utilizzo in cucina.

Sicilia Estate
Il maestro Giacomo Iachipino, 86 anni, a lavoro nel suo laboratorio a Randazzo, alle pendici dell’Etna
Sicilia Woodvivors
Giacomo ci mostra con orgoglio alcuni scatti di qualche anno fa

L’arrivo sull’etna

Woodvivors
Francesco Lanzino

«La pandemia non ci ha permesso di proseguire il viaggio com’era stato progettato inizialmente, dalla Sicilia al Piemonte tutto d’un fiato. In inverno non è possibile attraversare alcune zone a passo di mulo, quindi la spedizione riprenderà la prossima primavera partendo dalla Calabria. Ma questo assaggio di Woodvivors a casa mia, in Sicilia, ci ha dimostrato l’importanza di non dimenticare la nostra storia e le nostre radici, dando voce ai protagonisti con l’obiettivo di raccogliere un testimone pesante ma fondamentale per la crescita delle nuove generazioni» afferma Francesco, il cui pensiero da sfogo alla necessità di rallentare i giri di una società che corre tantissimo e che rischia di perdere la propria storia e le proprie radici per sempre.

Woodvivors Etna
Il passaggio della spedizione lungo il parco dell’Etna, prima dell’arrivo a Taormina

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